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Il suolo minacciato: note sul film documentario di Nicola Dall’Olio PDF Stampa E-mail
Scritto da Paolo Scarpa   
giovedì 11 febbraio 2010
Nicola Dall’Olio già da alcuni anni predica, quasi inascoltato, che il territorio parmense non può continuare a svendersi alle espansioni urbane, alla speculazione edilizia, perdendo progressivamente, ma irreversibilmente la sua peculiarità di vocazione agraria. Ne va di mezzo non solo il nostro ambiente, ma il principio primo di sostenibilità della filiera agroalimentare che è alla base dell’economia locale.
Dopo decine di conferenze, preso atto che la cementificazione non rallenta, in una indifferenza collettiva, Nicola, per farsi ascoltare di più e meglio, ha deciso di intraprendere nuove forme di comunicazione e si è buttato in una esperienza per lui nuovissima: un film. E’ nato così Il suolo minacciato, un documentario sul consumo di territorio nella cosiddetta food valley. Un grido di allarme. Un invito alla riflessione su processi che riguardano tutti noi ed il nostro futuro.
Nicola per produrre il suo film ha trovato l’appoggio delle associazioni ambientaliste, Legambiente e WWF, oltre che del Borgo, della Lipu e delle Città invisibili. Ma soprattutto ci ha messo il suo tempo, ha coinvolto gli amici, ha sentito persone, in giro per l’Italia. ha portato il climatologo Luca Mercalli a spiegare il valore inestimabile di una zolla di terra padana, ha intervistato l’urbanista Edoardo Salzano, Carlo Petrini, Wolfgang Sachs, docenti, studiosi.
Ma è anche andato a parlare con i contadini, con gli allevatori, con un personaggio come Massimo Spigaroli, presidente del Consorzio Culatello di Zibello, con la gente.
Ha fatto riprese aeree con il deltaplano per mostrare dall’alto come la pianura si stia coprendo progressivamente di asfalto, di cemento e come quindi l’agricoltura si impoverisca sempre più.
Ne è uscito un film bello, aspro nei contenuti, ma aperto a prospettive reali di cambiamento. Un film poetico, nelle sue evocazioni di una cultura agraria che è una parte di noi, che sta scomparendo, ma che noi non possiamo lasciare morire.
Ma il messaggio di Dall’Olio sa essere anche molto concreto. Senza l’agricoltura, ci chiede, tutto quello che ne dipende, l’industria del prosciutto, del formaggio, della pasta, del pomodoro, del latte, che fine farà? Dove sta andando a finire la qualità della food valley? Il nostro prodotto sarà ancora credibile e quindi “vendibile” domani, nel mercato mondiale? Il richiamo è ad una responsabilità individuale e collettiva.
Parma perde duecento ettari all’anno di territorio agrario che vengono ceduti alle urbanizzazioni, alle espansioni della città e degli insediamenti industriali, commerciali. Lo possiamo chiamare sviluppo? O, ci chiede Dall’Olio, non è piuttosto sperpero irresponsabile di una risorsa finita e non rinnovabile?
Con il suolo agrario che svendiamo per un pugno di monete, come dice nel film Luca Mercalli, se ne va per sempre anche il paesaggio della campagna, se ne va un pezzo fondamentale della nostra cultura.
Uno sviluppo diverso è possibile. Non solo, è necessario.
Dipende da noi. Lo dice Edoardo Salzano: le scelte dipendono soprattutto dalle amministrazioni locali. E le amministrazioni locali sono rette dai rappresentanti dei cittadini. Ovvero da noi. Sta quindi a noi scegliere quale futuro vogliamo.

Paolo Scarpa

 
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