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Riflessioni di un ignorante su etica ed economia PDF Stampa E-mail
Scritto da Eugenio Caggiati   
giovedì 25 febbraio 2010
Nel prossimo numero vi sarà ancora spazio per alcune riflessioni sulla preziosa lezione del prof. Stefano Zamagni, tenuta in Palatina su iniziativa dell’associazione TYCHE, che ha sede presso il Dipartimento di economia della nostra Università, che ha visto coinvolto anche il circolo Il Borg

Bastano le regole oppure è necessaria pure una ricostruzione morale dell’uomo per uscire da questa crisi? Quale etica è necessaria nel sistema finanziario per costruire la ricchezza del mondo? Sono state queste le domande di partenza di Zamagni. L’etica dell’utilitarismo (l’azione buona è quella utile, cioè quella capace di soddisfare i bisogni; le regole, quindi, vanno rispettate se sono utili), seguita all’etica kantiana del “dovere”, che ha dominato tutto il ‘900, è fallita e questa società può riprendere un reale sviluppo solo se ci si convince che soltanto ”l’etica delle virtù” può dare garanzie a tutta l’umanità.

L’etica dell’utilitarismo è finita perché è terminato il ciclo di sviluppo dell’economia moderna basata sull’industrializzazione, cioè sulla costante produzione di beni. Nell’attuale società postmoderna, cioè quella della globalizzazione, è prevalsa la finanziarizzazione della società. Fino a quando l’investimento era finalizzato alla produzione dei beni era utile; quando la finanza è diventata fine a se stessa…è iniziato il crollo. Applicare l’etica utilitaristica senza la “saggezza” ha dato l’avvio alla crisi che potrà esser risolta solo quando, con l’etica delle virtù, si riprenderà la tensione al bene comune come condivisione e solidarietà.

Una società, quindi, non basata sulla meritocrazia, ma sulla meritorietà.

Obiettivo dello sviluppo economico deve, quindi, essere la felicità della persona, non l’utilità.

Per uscire da questa crisi entropica…bisogna cambiare cultura, cambiare “il senso”, recuperare “il pensiero pensante”

Eugenio Caggiati 

 
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