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Scienza e fede, un dialogo necessario PDF Stampa E-mail
Scritto da Sandro Campanini   
giovedì 25 febbraio 2010
Il prof. Carlo Cirotto, docente di citologia presso l’Università di Perugia e Presidente nazionale del MEIC (Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale) ha tenuto alcuni giorni fa una significativa relazione in occasione di una serata di riflessione sul tema “Scienza e Fede”.

 L’incontro era promosso dal gruppo Meic di Parma. Cirotto ha aperto il suo intervento ragionando intorno al concetto di fede: nella sua accezione di disposizione a credere e a fidarsi dell’altro, la fede accomuna tutti gli esseri umani. Senza “fede” in ciò che l’altro trasmette, principalmente attraverso il linguaggio, non ci sarebbe stato né progresso né sviluppo. L’essere umano quindi accoglie “in fiducia” un’opinione e, proprio in quanto ritenuta credibile e autorevole, la controlla, la fa propria, la sviluppa in modo originale e poi la ri-comunica ad altri: è questo che consente l’avanzamento dell’umanità. Quindi l’atto di credere, sia in senso religioso, sia tra in senso “umano”, è un atto del tutto razionale. uindi anche la fedL’uomo o la donna di scienza deve prima “credere” a una determinata intuizione, proposta da altri o colta dentro di sè, per poi verificarne la validità. L’uomo o la donna religiosa ha una ragionevole fiducia in Dio, sostenuta da testimonianze ed elementi sui quali essa può poggiare.

Il possibile conflitto tra scienza e fede nasce allora quando si passa alla seconda accezione di fede: quella che definisce l’oggetto della fede stessa, i suoi contenuti. Sulle definizioni teologiche aumentano le distanze tra scienziato e credente, anche se le stesse conclusioni scientifiche non possono essere prese per verità assolute, ma come risultati che hanno vari gradi di probabilità. Questo “conflitto” è stato affrontato dagli scienziati credenti - ha ricordato Cirotto - in vari modi: alcuni, come Farady, il fondatore dell’elettromagnetismo, hanno vissuto una sorta di scissione interiore (solo scienziato in laboratorio, solo credente fuori da esso); altri, come l’ebreo Dobzhansky, tra i padri del neo-darwinismo, hanno colto un possibile nesso tra le conclusioni scientifiche e quelle religiose. Cirotto ha quindi ricordato la riflessione di Teillard de Chardin, la sua visione del Cristo come ricapitolazione di tutto l’universo, sulla base delle tante tracce ritrovabili nella Scrittura. Oggi, ha concluso il Presidente Meic, il dialogo tra scienza e teologia è di fondamentale importanza: infatti la riflessione sulle caratteristiche della ricerca scientifica è in pieno movimento, dopo la caduta dell’idea meccanicistica dell’universo: esso non è più definibile come il “grande orologio”, che funziona sempre allo stesso modo, ma come una realtà dinamica, in divenire, generatore di continue novità; e tutto ciò restringe le capacità di previsione e di comprensione. Questo inedito contesto può favorire un dialogo fecondo tra scienza e fede, in una comune ricerca dei “perché” di questo viaggio dell’universo, iniziato, stando alla teoria del “big bang” (che fu avanzata per la prima volta da un religioso, il canonico belga Lemaître) 13 miliardi di anni fa.

Sandro Campanini

 
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