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Seimila rumeni senza una chiesa |
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Scritto da Marco Saverio
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mercoledì 30 giugno 2010 |
Padre Gavril Ciprian, 36 anni, ha migliaia di fedeli ma neppure una chiesa. "Chiediamo al Comune e alla Curia di Parma - è il suo appello - un posto stabile in cui pregare e celebrare l'eucarestia". Padre Ciprian è la guida spirituale dei rumeni ortodossi del parmense, ramo del cristianesimo "risalente ai tempi di Sant'Andrea, dei Daci e dell'imperatore Traiano" come spiega il religioso. Ordinato pochi mesi fa, nei giorni scorsi padre Gavril ha detto messa per la prima volta a Parma.
Da anni i quasi 6mila rumeni-ortodossi del 'ducato' non prendevano la comunione: per loro neppure una cappella di periferia né una mezza navata in disuso. "Ora però grazie all'assessore Giuseppe Pellacini - fa sapere padre Gavril - il Comune ci ha concesso una stanza in via Testi 4, per la quale abbiamo dovuto pagare la cifra modesta di 30 euro". Buono come inizio, lascia intendere il reverendo. Però le esigenze dei suoi fedeli sono altre. Mica facile incontrare Dio in un'auletta accanto alla ferrovia, anonima e stipata d'umanità. "Ci piacerebbe avere a disposizione un luogo consacrato, più adatto al culto" sussurra padre Ciprian, bell'abito talare con arabesci sui risvolti. "E' faticoso - aggiunge - trasportare ogni volta il materiale sacro da un luogo all'altro".
Decine di rumeni hanno affollato la stanzetta di via Testi, per il ritorno all'eucarestia d'una intera comunità. Cinque, oltre a padre Gavril, i concelebranti arrivati dalle province vicine. Silenzio e incenso nella stanza. Raccogliemento nonostante il luogo. L'altare era una cattedra in finto abete, un bicchiere di plastica sostituiva le ampolline per il vin santo. I candelabri erano sacchetti di farina Barilla: i ceri ci stavano infilati come candeline nella torta. Meglio la messa fai da te che niente, certo. E però i rumeni di casa nostra vorrebbero che il diritto di culto gli fosse riconosciuto.
Dal '97, peraltro, sono cittadini comunitari e godono delle stesse prerogative degli italiani. 'Parma capitale d'Europa' lo sa benissimo. "Ci teniamo a dire - ribadisce infatti padre Gavril - che il Comune si è dimostrato molto attento e disponibile alle nostre richieste, lo stesso si dica della Curia a cui ci siamo rivolti nei giorni scorsi". Adesso però padre Ciprian - sposato e papà d'un bimbo, opazione prevista dalla sua dottrina - si aspetta di più dai "cugini" di lingua latina: "Ci piacerebbe avere una chiesa in cui riunire la nostra comunità". Sarebbe il primo passo, ricordano i sociologi, per la famigerata integrazione. E, magari, per lasciare la farina a pizza e dolci.
Marco Severo |