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Termovalorizzatore: lo strano silenzio dei partiti PDF Stampa E-mail
Scritto da Franco Tegoni   
mercoledì 30 giugno 2010
Il dibattito sull’inceneritore/termovalorizzatore si fa ogni giorno più intenso e dominato dalle opinioni contrarie alla sua realizzazione. Fa una certa impressione rilevare che dal dibattito mancano del tutto i partiti ed i movimenti che concorrono a governare le Istituzioni pubbliche.
Penso che un importante compito dei partiti sia quello di orientare i cittadini, la pubblica opinione, sui problemi più rilevanti che ne interessano la vita quotidiana. Tra questi vi è certamente quello sul progetto in via di realizzazione dell’inceneritore/termovalorizzatore. Del tutto legittimo ed utile che si esprimano Comitati ad hoc, singoli cittadini e personaggi di rilievo nello scenario economico parmense a condizione che le loro prese di posizione servano ad attivare un confronto libero, documentato ed orientato al bene comune, dibattito dal quale non possono certamente sottrarsi i partiti ed i movimenti politici che periodicamente si rivolgono agli elettori per conquistarne il consenso per il governo delle Istituzioni.
Personalmente sono certamente favorevole alla eliminazione di ogni fonte di inquinamento, ma sono altrettanto certo che è obiettivo non raggiungibile né immediatamente né nel corso di una generazione. Il problema c’era ieri, c’è oggi, ci sarà domani. Si tratta di ricercare con impegno costante le soluzioni tempo per tempo praticabili avendo sempre a riferimento il bene comune immediato e per il prossimo futuro. A problemi complessi non si possono promettere soluzioni semplici ed a costo zero. Né è seriamente ipotizzabile che si possa realizzare un radicale cambio di stile di vita e di abitudini dall’oggi al domani neppure pensando di affidare il compito ad un tiranno ecologicamente illuminato.
Il silenzio dei partiti ha anche lasciato spazio ad interventi di forze economiche influenti che, strumentalmente, hanno portato acqua al mulino dei loro interessi, certamente legittimi ma non necessariamente coincidenti con l’interesse della comunità.
Agli esponenti di queste forze domando come mai non hanno pensato di costruire i loro uffici in zone salubri anziché a ridosso dell’autostrada , oppure come mai non hanno pensato di spostare la loro produzione di beni alimentare o di coltivazioni in zone meno inquinate rispetto alle autostrade o alle strade di grande traffico se sono così preoccupati per i loro dipendenti e per i consumatori a causa del termovalorizzatore. Addurre il motivo “immagine negativa” che sarebbe generata dall’alto camino mi sembra tanto che sia espressione tipica dei portatori sani della sindrome nimby.
Ecco allora l’urgenza che i partiti ed i movimenti politici elaborino una loro posizione da presentare ai cittadini e da confrontare nelle sedi istituzionali. E’ auspicabile che tale elaborazione parta, non dall’esigenza esclusiva di accattivarsi il consenso emotivo, ma dall’approfondimento seriamente informato dei termini del problema avvalendosi della copiosa documentazione esistente, ivi compresa la ricerca della nostra Università.
A me sembra che ogni cittadino abbia diritto a conoscere con chiarezza almeno le seguenti risposte:
- se esistono soluzioni alternative realmente realizzabili almeno entro il 2012, data di avvio dell’operatività del termovalorizzatore;
- a chi compete l’eventuale decisione di abbandonare il progetto ENIA con il contestuale impegno a realizzare il progetto alternativo;
- quali costi devono essere affrontati come conseguenza di tale decisioni, avendo presente che circola insistentemente una valutazione di 50/60 milioni di euro per rifusione spese e penali;
- quali i vantaggi reali immediati e futuri della soluzione alternativa su cui i responsabili dell’Istituzione chiamata a decidere devono giocarsi la credibilità.
Nel caso l’Istituzione deputata confermasse la realizzazione del progetto in corso diviene indispensabile attivare forme partecipate di controllo per verificare se la realizzazione è conforme al progetto e se la sua attivazione assicura che le emissioni stiano nei limiti programmati e resi noti.
Già oggi è possibile disporre di una molteplicità di dati messi a disposizione da Enia sotto la sua responsabilità come si evince dalla risposta che la stessa ha dato all’accusa di non comunicarli, accusa che, se fa parte del gioco polemico, non serve ai cittadini per avere chiarezza sulla questione.

Franco Tegoni

 
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