Ritorna il sogno americano
Scritto da Michele Vallisneri   
giovedì 13 novembre 2008
Per tanti americani e per tanti che, come me, condividono le sorti del processo democratico statunitense senza farne direttamente parte, l'elezione di Barack Obama a presidente è motivo di grande soddisfazione e ottimismo per il futuro. Ma piuttosto che ragionare sull'indubbio valore storico della scelta americana, o cercare previsioni sui prossimi quattro (e speriamo otto!) anni, preferisco fare due commenti sulla campagna elettorale e sui mesi che ci hanno portato a queste elezioni.

Primo, la scelta di Obama segna un ritorno a una politica delle idee piuttosto che dell'identità. In grande maggioranza, gli americani hanno scelto di votare un leader che li ispira e si propone di coinvolgerli in uno sforzo comune di riforma e rinascita, piuttosto che un leader essenzialmente mediocre come Bush, considerato a torto o ragione "uno di loro": qualcuno con cui sarebbe piacevole passare una serata al bar, e qualcuno che condivide i loro gusti e anche debolezze. Obama invece è un migliore, colto, brillante, curioso, attento. Sono stati vani i tentativi della campagna McCain di dipingerlo come parte di una elite rimossa dalla "vera america" — la storia personale di Obama invece lo identifica chiaramente come il risultato eccellente ed eccezionale del sogno americano di successo basato sul lavoro e sul merito.

  In questa campagna elettorale abbiamo anche finalmente visto i media scuotersi dal torpore dell'inizio di questo secolo, e cominciare a rifiutare l'equivalenza a priori di posizioni e opinioni delle due parti in un sistema bipolare. Così i media hanno riconosciuto che sebbene entrambe le campagne abbiano utilizzato messaggi negativi in televisione e alla radio, il campo McCain si è contraddistinto per la mendacità e il cinismo delle sue strategie; la candidata vicepresidente Palin, per quanto certamente rappresentativa di un certo elettorato, è stata ugualmente criticata aspramente come impreparata e non all'altezza.

  Più in generale (e per introdurre due idiomi che sono stati importanti in questi mesi), mi piace pensare che la scelta di Obama rappresenta la vittoria di una politica e di una filosofia di governo basate sulla realtà e onestà intellettuale, piuttosto che sul "wishful thinking" (la formazione di opinioni e decisioni sulla base dei desideri o pregiudizi piuttosto che osservazioni empiriche), e sulla "truthiness" (la qualità propria di una affermazione che è falsa, ma sembra plausibile, e pertanto può essere usata per giustificare una scelta ideologica e basata su interessi particolari).

  Michele Vallisneri, fisico, Pasadena, California